Spesso quando qualcuno ci offende, reagiamo all’offesa con rabbia. Spesso quando veniamo giudicati da qualcuno, reagiamo motivando il nostro comportamento. Spesso quando ci troviamo immersi in una discussione, reagiamo cercando di convincere la contro parte che abbiamo ragione.
La Rabbia le scuse per il nostro comportamento e l’avere ragione, molto spesso non ci fanno vedere il vero significato che sta sotto tutto.
C’era una volta un anziano samurai che dedicava il suo tempo ad insegnare agli altri, soprattutto giovani, le regole del buddismo.
Un giorno, nel suo tempio si presento un giovane ragazzo che desiderava imparare. Il samurai lo accolse e il giorno dopo lo presento agli altri allievi.
I giorni trascorrevano nell’insegnamento delle regole del buddismo come sempre e, ogni sera il samurai chiedeva cosa avessero imparato dal giorno appena passato. Soddisfatto dalle risposte congedava tutti.
Dopo qualche mese dall’arrivo del ragazzo ci fu una lite tra il ragazzo e un altro suo allievo. Il samurai decise di non intervenire e usare il tutto per poi dare qualche lezione a tutto il gruppo.
La lite di per sè era scaturita da uno sguardo fatto, ed interpretato con le ristrette conoscenze che gli allievi avevano uno dell’altro.
Iniziarono a volare gli insulti che a loro volta con rabbia richiamavano altri insulti e, alla fine nessuno dei due voleva perdere il duello e per questo entrambi volevano avere ragione.
Dopo un po’, il samurai decise di intervenire per dare fine alla disputa. Quindi chiese, agli altri allievi che avevano fatto da spettatori, chi dei due avesse ragione secondo il loro parere.
A turno ogni allievo dava la sua risposta. Il samurai dopo aver ascoltato tutti con molta pazienza disse: Qui la situazione centrale da capire non è chi ha ragione e chi invece no, ma capire il perché si è arrivati allo scontro per un semplice sguardo.
Poi rivolgendosi ai due disse: Secondo voi, perché siete arrivati alla lite? Non voglio sapere la parte razionale, ma la parte emotiva. Emotivamente perché siete arrivati allo scontro?
I due si guardarono e dopo varie risposte che non avevano senso e che vennero smontate dal samurai, venne fuori che lo sguardo fatto dal primo allievo e fatto in quel modo preciso, aveva fatto riaffiorare nella mente del secondo allievo, un momento d’infanzia che lo aveva fatto soffrire, cioè, era lo sguardo che aveva il padre prima di picchiare la madre. Quindi emotivamente era molto coinvolto.
L’essere umano, volente o dolente, ha dei meccanismi che partono in automatico. Quindi dobbiamo imparare ad agire e non a reagire alle situazioni. Solo in questo modo, riusciremo a capire il perché quella parola, quel comportamento o quello sguardo, ci fa stare male e ci fa adottare sistemi di difesa.
Quindi da adesso in avanti, prima di reagire, chiediti sempre: sto agendo o, reagendo alla situazione?